San Costantino Albanese

Riti religiosi e tradizioni popolari di San Costantino

Arbereshe

Arbereshe indica sia la lingua parlata che il nome degli albanesi d’Italia, mentre Arberia identifica l’area geografica degli insediamenti albanesi in Italia. La cultura arbereshe è ancora oggi caratterizzata da elementi specifici che rendono la presenza delle comunità albanesi un elemento di forte arricchimento per la comunità locale.

Tra i più importanti riti religiosi vi è la Pasqua. Il Sabato santo si tolgono le tende nere dalle finestre della chiesa e suonano le campane per annunciare la Resurrezione. Dopo la mezzanotte in molti paesi, le donne si recano ad una fontana fuori dal paese per il rito del “rubare l’acqua”: lungo il percorso è proibito parlare. Questo rito richiama la scena delle pie donne descritte dal Vangelo che camminano silenziose per non essere scoperte dai soldati romani. Esiste poi una relazione tra la colpa, che è di tutti gli uomini che hanno crocifisso il Cristo, e il silenzio. L’acqua opererà la catarsi liberatrice e il ritorno alla parola è collegato alla Resurrezione del Cristo. La domenica mattina si svolge la funzione dell’aurora: il sagrestano, all’interno della chiesa, interpreta il demonio e cerca di impedire l’entrata al tempio del sacerdote, che dopo aver bussato ripetutamente entra intonando canti.

Nei paesi italo – albanesi i morti vengono commemorati, invece che ai primi di novembre come nella tradizione cattolica, all’inizio della primavera, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. La commemorazione dei defunti nei paesi albanesi presenta le caratteristiche di una festa popolare, durante la quale i defunti si confondono con i vivi: si crede che Gesù Cristo dia il permesso alle anime perché escano dall’oltretomba e facciano ritorno sulla Terra per ritrovare i luoghi in cui sono vissuti. Di estrema suggestione la processione che avviene a San Demetrio Corone: dopo la processione al cimitero, i parenti degli estinti si appartano nella tomba dei propri cari per consumare cibo e bevande e chiunque passi nelle vicinanze viene invitato a partecipare al banchetto. Questa singolare tradizione affonda le sue radici in usi antichissimi. Ruolo simbolico di rilievo nelle celebrazioni in onore dei defunti hanno i collivi, fette di pane con sopra grano bollito.In serata amici e parenti si ritrovano e consumano la cena rievocando, fino a notte inoltrata, i loro cari e uno dei posti a tavola è lasciato libero perché “riservato” ai defunti. Si rinnova in questo modo una tradizione antica che si ricollega ai banchetti della chiesa primitiva e alle usanze che per secoli hanno messo in evidenza i valori di solidarietà e di amicizia all’interno della comunità arbereshe. Il sabato successivo è invece un giorno di profonda tristezza, perché secondo la tradizione i morti sono obbligati a ritornare nell’oltretomba, distaccandosi dai propri cari.

La tradizione popolare più suggestiva di S.Costantino Albanese è quella della Madonna della Stella, che si celebra la seconda domenica di maggio, la cui statua viene portata tre settimane prima dal santuario alla chiesa madre in paese. In occasione di questa festa vengono preparati cinque pupazzi in cartapesta, i nusazit appunto (che alla lettera significa “sposini“), a grandezza naturale e raffiguranti una coppia in costume albanese, due fabbri e il diavolo. Il diavolo è raffigurato secondo la tradizione di S.Costantino, ossia con due facce, quattro corna, i piedi a forma di zoccolo di cavallo, la forca e la catena del paiolo, detta kamastra. Cinque pupazzi sono montati e messi in movimento da alcune ruote piene di petardi: i fabbri compiono l’atto di picchiare sull’incudine, gli altri personaggi girano su se stessi e alla fine scoppiano tutti. I nusazit vengono accesi all’inizio della processione, quando la Madonna esce dalla chiesa: dapprima viene dato fuoco ai due fabbri posizionati al centro della scena, poi all’uomo e successivamente alla donna nel tipico costume albanese, lo stullite; solo per ultimo tocca al diavolo. Dopo l’ultimo botto attacca la marcia della bande che accompagna la Madonna per le vie del paese: anche qui, come in molti altri paesi lucani e del sud Italia in genere, ragazze nubili precedono la statua portando sul capo piccoli castelletti di candele (gli scigl), chiedendo alla Madonna la propiziazione del matrimonio. Le donne al seguito della statua della Madonna intonano per tutta la processione preghiere in lingua albanese. L’ultima tappa della processione consiste nel riportare la Madonna nelle chiesetta in collina fuori dal paese. Un altro pupazzo di cartapesta, raffigurante un cavallo col cavaliere (kali), pieno anch’esso di petardi, viene trasportato con passo saltellante da un uomo al suo interno e infine acceso la sera della vigilia.

Check Also

Una splendida tradizione Lucana.

Pasta fresca fatta a mano. Una tradizione tutta italiana che intrattiene il nostro tempo dedicandolo a una ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *